venerdì 22 agosto 2014

Mare Nostrum: quando l’accoglienza non è solidarietà


Data la sua natura complessa il fenomeno migratorio meriterebbe una lunga serie diarticoli e discussioni, tuttavia in questo articolo proverò a fornire ailettori di questo sito una visione d’insieme del fenomeno e di come essopotrebbe, a mio parere, essere gestito in maniera sensata. Essenzialmentei migranti potrebbero essere, a seconda del motivo sottostante alla loro sceltadi migrare, divisi in due “categorie”
Migranti economici: con essi si intendono coloro che sono spinti a lasciare la loroterra per motivi di lavoro. Ciò che spesso accade, quando in un paese vi è un numero elevato di migranti economici o comunque troppo elevato per il mercato del lavoro di suddetto paese, è il dumping salariale, ossia i migranti, per ottenere il tanto agognato lavoro, vendono i propri servizi ad un prezzo molto più basso di quello a cui lo offrono gli autoctoni, creando così spiacevoli tensioni etniche che altro non sono che una guerra tra poveri, a tutto vantaggio dei datori di lavoro che possono così reperire manodopera a prezzo sempre più basso. Come evitare ciò? La soluzione sarebbe fornita dal buon senso, ossia unmix di aiuti allo sviluppo dei paesi di origine (una buona formula, in questi paesi spesso letteralmente ostaggio di multinazionali senza scrupoli, sarebbe il sostegno alla piccola imprenditoria locale), e di leggi che regolino l'ottenimento del permesso del soggiorno su base censuale (nessuno si sognerebbe mai di ritenere sgradita la presenza nel proprio paese di un medico straniero, la cosa cambia totalmente volto se se lo straniero in questione lavora nell’ambito delle pulizie, sia a causa del dumping salariale di cui prima sia dell’utilizzo del welfare state, che non dovrebbe spettare a chi dichiara di risiedere in un dato paese in quanto il lavoro che vi svolge gli consente di mantenersi e mantenere la propria famiglia, non certo per godere del sostegno fornito dallo stato a chi è in difficoltà socio-econimiche) e tenendo conto anche della facilità o meno di integrazione del migrante nel tessuto sociale del paese ospitante (Come drammaticamente testimoniato dal fallimento di qualsiasi politica integrativa in Francia, Gran Bretagna e Germania, dove per alcune etnie le seconde generazioni, cioè i figli dei migranti nati in quei paesi, sono addirittura peggio integrate delle prime, una persona di fenotipo caucasico e cristiana si integrerà più facilmente in una società di persone di fenotipo caucasico e cristiane rispetto a una persona di fenotipo mongoloide o negroide che professi l’Islam o una religione diversa da quella cristiana)
Profughi o rifugiati politici: ossia chi è costretto a migrare a causa di guerre e persecuzioni etnico-religiose, e qui veniamo al grande pasticcio mare Nostrum.Se da una parte è preciso dovere morale di un paese che si voglia definire civile fornire asilo politico a chi nel proprio paese sarebbe in pericolo divita, dall’altra è altrettanto doveroso verificare l’esistenza di tale condizione, che, per quanto riguarda i soggetti tratti in salvo conl’operazione Mare Nostrum, nel 90% dei casi semplicemente non sussiste (anche i muri sanno che, se ne si ha veramente diritto, l’asilo politico è meglio chiederlo in paesi come Svezia, Olanda e Danimarca, dove le procedure si sbrigano in sei settimane, anziché in Italia, ed è là che si dirige, tramite voli aerei,chi sfugge realmente da guerre e persecuzioni). Ciò che invece accade in Italia é che, dato l’alto numero di richieste fasulle e l’incapacità della nostra amministrazione, queste persone, incluse purtroppo anche quelle che hanno veramente pieno diritto all’asilo politico, cadono in una sorta di limbo della durata, mediamente, di un anno. Se per le prime settimane essi sono ospitati instrutture alberghiere successivamente, o perché già sbarcati con l’intenzione di delinquere o perché spinti dalla necessità di lavorare, vengono arruolati dalla criminalità organizzata. Questo stato di cose dovrebbe spingere la nostra classe dirigente a trasferire l’operazione Mare Nostrum sulle coste nordafricane, verificando prima l’esistenza dei requisiti per l’asilo politico e poi imbarcando chi l’avesse ottenuto, ma purtroppo così non è stato, poiché il business dell’accoglienza, che è quasi totalmente in mano alle cooperative rosse (ed il governo di sinistra, tanto solerte a denunciare il conflitto d’interessi relativo a Berlusconi, su questo conflitto d’interesse, di portata uguale se non superiore, tace), frutta miliardi. Ciò ha comportato il rifiuto,da parte dell’Europa, di aiutarci concretamente nella gestione del fenomeno,ossia di fare subentrare a Mare Nostrum una iniziativa comunitaria, ossia Frontex. Niente di più normale: l’Europa sa che, nella stragrande maggioranza dei casi, chi arriva con questi mezzi spesso non ha alle spalle la tragedia della guerra o delle persecuzioni, ma semplicemente una carta d’identità su cuivi è scritto “divieto di espatrio”, e dunque, di fronte alla totale incapacità del governo italiano a gestire con sensatezza il fenomeno (o dovremmo dire algigantesco conflitto d’interessi tra esso e le cooperative rosse), non si fa certo carico delle scelte scellerate di suddetto governo. Solidarietà vera e concreta sarebbe, una volta valutato il numero di profughi a cui siamo capaci di garantire un’esistenza veramente dignitosa, accettare richieste di asilo politico fatte tramite le ambasciate estere e snellire le procedure burocratiche per i richiedenti, non mettere di tutto e di più in un pentolone già pieno. Ovviamente,a pagarne il prezzo sono sempre gli italiani, vittime di un dumping salariale ogni giorno più feroce (vi sono ormai interi settori in mano agli immigrati edoltre sei milioni di disoccupati, ma su questo non vedo nessuna discussione aperta) e della criminalità straniera, fusasi ormai con successo a quella autoctona.

Maria Esposito
Collaboratrice Forza Nuova Napoli

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