mercoledì 24 settembre 2014

Dei centri sociali o la cultura dello sfascismo


Continuano a ripeterci, a torto o a ragione, che uno dei mali che maggiormente affliggono questa società sia l'intolleranza (ovviamente crisi, precariato lavorativo, livelli di disoccupazione e sottoccupazione preoccupanti, fame che avanza, braccio di ferro contro la Russia sono, per coloro che dovrebbero fare opinione pubblica, argomenti assolutamente irrilevanti al confronto). Ammettiamo, per un secondo, di dar ragione a quel grande fratello che è ormai la nostra stampa e di ritenere veramente che vi sia, in Italia, un serio problema di intolleranza: bisognerebbe a questo punto chiedersi chi ne sia autore e chi la vittima. Tiriamo ad indovinare: i poveri migranti, ospitati in strutture alberghiere e spesati di tutto? Gli omosessuali, a cui nessuno si sognerebbe di torcere un capello? No, nemmeno per sogno: a leggere alcuni recenti episodi di cronaca si scopre infatti che ad attirare ostilità ingiustificata siano due servitori, nel bene o nel male, dello stato, ossia i due marò, Massimiliano La torre e Salvatore Girone, che sono da oltre due anni detenuti nelle carceri indiane in attesa che la giustizia del suddetto paese non dico dia il via ad un processo, ma che almeno formuli delle accuse precise contro di loro. Dopo mesi terribili in cui si è arrivato addirittura ad ipotizzare che i due militari potessero rischiare la pena di morte, recentemente la figlia del marò La Torre, Giulia, a seguito di un malore avuto dal padre in carcere, si è sfogata su facebook con parole molto dure. Ciò che la ragazza non sospettava era che il suo comprensibile sfogo sulla rete suscitasse non solidarietà, ma l'astio e, per l'appunto, l'ostilità ingiustificata, degli ambienti dell'estrema sinistra, pure così tolleranti quando si tratta di criminali e clandestini. Il giorno dopo l'accaduto infatti un'intera città, Lecce, si è svegliata tappezzata per intero, abitazioni private comprese, di manifesti che accusavano i due marò di essere degli assassini. Indipendentemente da ciò che ognuno di noi possa pensare della vicenda marò una reazione talmente violenta all'urlo di dolore di una figlia angosciata per la salute di suo padre imporrebbe, a mio avviso, due considerazioni: una sulla tolleranza, l'altra riguardante le basi su cui fondare una società migliore e più vivibile per tutti. La sinistra infatti, e la nostra società in generale, fanno passare sotto silenzio (e nemmeno tanto) una concezione di tolleranza secondo cui chiunque si trovi in condizione di debolezza socioeconomica è autorizzato, per riscattarsi, a commettere qualsiasi tipo di reato, concezione da cui ne consegue che le forze dell'ordine altro non sono che il braccio armato di uno stato sbagliato ed oppressivo, e perciò non degne di rispetto. Non sta certo a me difendere l'operato dello stato, che giudico per molti aspetti pessimo, ma non posso fare a meno di pensare che se si pensa di poter fondare una società migliore su altre basi che non siano quelle del rispetto della legge e dei suoi tutori siamo molto distanti dall'obiettivo. Ahi serva Italia, di dolore ostello, non più donna di provincie ma bordello!

Maria Esposito
Collaboratrice Forza Nuova Napoli

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