mercoledì 3 settembre 2014
Saviano e la camorra: pensavo fosse il nuovo Siani ed invece era un calesse...
Fanno veramente piangere (o ridere, ma si sa che il pianto ed il riso sono fratelli, entrambi figli degli stati d’animo estremi) gli articoli recentemente scritti da Roberto Saviano relativi al problema dello "IUS SOLI" (24 agosto) e delle "adozioni gay" (1 Settembre). Pur comprendendo che i temi non siano adesso tra quelli che dovrebbero essere prioritari per un paese ormai in preda alla più spaventosa crisi economica che si ricordi, tuttavia meritano a mio parere una riflessione più approfondita, in quanto evidenziano una crisi morale della nostra nazione che è tutt’uno con quella materiale: sostanzialmente, la classe politica italiana ed europea in generale, pur di non affrontare i veri problemi che affliggono la popolazione, ossia la precarietà, il lavoro nero, un euro che è ormai diventato un mostro dal valore di 1,40 dollari e necessita di essere svalutato al più presto o di essere rottamato, ci propone ogni volta all’ordine del giorno, come specchietto per le allodole, dei falsi problemi. Vediamo più nello specifico.
Nell’articolo del 24 agosto Roberto Saviano, prendendo spunto dalla storia del rifugiato sudafricano Jerry Essan Maslo, sostiene che gli immigrati ripopolano zone del sud abbandonate dagli italiani, portando lavoro sviluppo, e individua nello ius soli lo strumento ideale per la loro integrazione. Oltre a chiedermi quale lavoro possano portare persone che, se pur in maggioranza oneste, spesso non posseggono minimamente gli strumenti culturali e di formazione professionale necessari per poter accedere a lavori che diano loro un reddito in Italia che possa essere minimamente soddisfacente (mi domando poi dove si trovi ancora, pur possedendone i requisiti per l’assunzione, un lavoro che si possa ancora definire tale, nel nostro paese, ma questa è storia lunga che meriterebbe un articolo a parte) mi chiedo perché questo accanimento contro una legge saggia come quella relativa alla cittadinanza. Quando si parla di seconda generazione, ossia di persone nate da immigrati, ci si trova davanti al fenomeno dell’identità multipla: a volte prevale quella del paese di appartenenza, a volte quella del paese in cui si è nati, altre ancora si oscilla fra l’una e l’altra. Sempre e comunque si tratta di un percorso lento e da fare in piena autonomia, senza forzature né da una parte né dall’altra, per tacere poi dei risvolti burocratici della faccenda (vi sono stati, come la Cina, che non consentono la doppia cittadinanza, per cui in caso di ius soli il figlio di cinesi viene privato del diritto, a mio parere sacrosanto, di poter decidere quale cittadinanza abbracciare). L’attuale legge italiana, infatti, tenendo conto di quanto la materia sia delicata e oserei dire personale, prevede che sia l’individuo stesso, una volta maggiorenne, in piena autonomia e consapevolezza, a decidere se chiedere la cittadinanza italiana o meno: cosa c’è che non va in ciò? Quali oscuri interessi si celano dietro questa spasmodica corsa alla cittadinanza facile? Me ne viene uno: ogni immigrato in possesso di cittadinanza è un voto in più per la scellerata classe dirigente che lo ha accolto a tutti i costi, anche quello di sottrarre case popolari agli italiani e di chiudere un occhio sullo sfruttamento che sta dietro il fenomeno migratorio. Sorprende che proprio Saviano, una persona che dice di lottare contro la criminalità organizzata, veda con favore un fenomeno gestito dalla stessa criminalità organizzata di cui sostiene di essere nemico.
Il primo settembre lo stesso Saviano, non pago di aver già ampiamente dimostrato la sua pochezza intellettuale, definisce “barbarie” un dato di fatto, ovvero che la famiglia è composta da un uomo, una donna e dai loro figli (sia quelli nati dalla loro unione che quelli, nati da precedenti unioni, di cui si ha l’affido). Nell’incipit dell’articolo ricorda, come se si fosse trattato di isteria ingiustificata, le voci che sostenevano che legalizzando l’aborto si sarebbe andati verso l’estinzione: con un tasso di natalità, com’è noto, ormai ampiamente sotto la soglia di rimpiazzo generazionale, non sarebbe meglio, anziché ingiustificate, definirle profetiche? L’articolo prende spunto dalla recente decisione della magistratura di consentire alla compagna della madre di adottare una bambina: se nel caso specifico la decisione potrebbe forse tappare un buco legislativo (ma mi domando quante possibilità ci siano che una bambina perda, in un sol colpo, la madre e tutti i parenti biologici) può diventare però il grimaldello per scardinare il principio sacrosanto che un bambino ha diritto, per quanto possibile, alla figura materna ed a quella paterna. In ultima istanza, mi domando quale sia il vero motivo che spinge i giornalisti a proporre il tema dei diritti degli omosessuali, a cui in Italia nessuno si sognerebbe di torcere un capello, come massimo tema d’interesse nazionale, a scapito dell’economia, della competizione sleale da parte delle industrie cinesi e di altri ben più rilevanti . Forse, come scritto all’inizio di quest’articolo, quello di distrarre le masse. Del resto i nostri antenati sono i latini, che ben sapevano come ad un popolo, se lo si vuole docile, vanno offerti panem (ma quello comincia a scarseggiare) et circensem.
Maria Esposito
Collaboratrice Forza Nuova Napoli
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