venerdì 5 dicembre 2014

Roma da città eterna a città mafiosa: metamorfosi di una capitale


Se qualcuno avesse dei dubbi sul fatto che la criminalità organizzata, dopo aver spolpato il mezzogiorno e privato di ogni prospettiva di mettersi al passo con la parte più moderna d'Italia e d'Europa, abbia cominciato, come un cancro, a metastatizzare in tutta la nazione, ed oserei dire in tutto il mondo, sicuramente ha avuto le idee chiarite dalle recenti inchieste su Roma. Il quadro che gli inquirenti hanno profilato è tragico, manca solo (parole dello stesso presidente non eletto di un consiglio esautorato dai fatti, Matteo Renzi) Jack lo squartatore. Sarebbe troppo lungo e penoso, sia per voi che per me, cari lettori, addentrarci troppo sulla montagna di fango che sta piovendo in questo momento sull'amministrazione comunale capitolina, tuttavia penso che la pervasività e la capillarità con cui le varie organizzazioni criminali sono riuscite ad infiltrarsi fin nei gangli vitali della politica romana sia sconcertante: si parla addirittura di coinvolgimento del sindaco e dei suoi più fidi consiglieri, e già si ventila l'ipotesi di commissariare il comune. In particolare, una telefonata intercettata, in cui si parla di emergenza "profughi", si pensa sia rivelatrice di un nuovo terreno di interesse comune trovato tra la mafia "in giacca e cravatta" (perché ormai di questo si parla, quando parliamo dei politici che ci rappresentano, con la buona pace di qualche eccezione) e la "mafia mafia". In questa telefonata infatti Salvatore Buzzi, un mafioso, braccio destro di Carminati proferisce queste testuali parole, e qui vi invito a tenervi forte : " Sai quanto mi rendono gli immigrati? con il traffico di droga ci guadagno di meno". Et voilà, signore e signori, ciò che il buon senso ci suggerisce da secoli: a guadagnarci, dai flussi migratori, oggi come ieri, è sempre e solo la criminalità organizzata e chi, soprattutto piccoli imprenditori senza scrupoli, fa affari con essa. Eppure per oltre un decennio hanno giustificato questa invasione di persone provenienti dagli angoli più disagiati del mondo con le tesi più disparate: quella demografica, della non disponibilità degli italiani a fare "certi lavori" (o, per meglio dire, a non essere sfruttati), perfino con quella ridicola delle tasse da loro versate. A questo punto ci si chiede: cosa c'è dietro tutto questo? Voglio sinceramente sperare che ci sia "solo" l'avidità degli imprenditori, sempre alla ricerca di manodopera da sfruttare, e non, come temo, un piano più articolato di scardinamento della nostra cultura, e forse anche della nostra civiltà, che, ad essere sinceri, a meno di inaspettati scatti d'orgoglio sembra al tramonto, come l'Impero dei Faraoni ai tempi di Cleopatra o il tardo Impero Romano. Ma forse, in fondo, bisogna che tutto cambi perché tutto resti com'è.
 
Maria Esposito
Collaboratrice
Forza Nuova Napoli

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