Se è vero che non si può non essere felici che due ragazze di appena venti anni, che potrebbero essere le sorelle o le figlie di ognuno di noi, siano tornate a casa sane e salve dopo oltre sei mesi di prigionia nelle mani dei terroristi dell'ISIS, la vicenda a lieto fine del rapimento e delle due giovani cooperanti
(parola grossa, ma vedremo più avanti perché), sequestrate in Libia lo scorso Luglio mentre stavano andando in Siria a portare aiuto ad un popolo e ad un paese martoriato da una guerra di cui non si intravede neanche l'ombra di una fine, dovrebbe tuttavia indurre il nostro pseudogoverno a riflettere sulla politica finora attuata in materia di sequestri internazionali. A differenza infatti dei paesi anglosassoni, quali gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, i cui governi si rifiutano di pagare per il rilascio dei propri cittadini sequestrati in zone di guerra, molti paesi europei, tra cui l'Italia, pagano invece lauti riscatti, come quello di ben 12 milioni di dollari pagato per le due ragazze di cui sopra. Ma prima di passare al vil denaro, torniamo alle nostre vispe terese: se ovviamente l'idea di portare aiuto ad una popolazione allo stremo è sicuramente un gesto nobile, e per un membro della croce rossa come Greta direi quasi scontato, è pur vero che anche e soprattutto in ambiti come questi bisogna appoggiarsi a valide e riconosciute organizzazioni internazionali. Organizzazioni internazionali di cui nella vicenda non si vede traccia, a meno che non si voglia considerare organizzazione internazionale il circolo Horryaty, contante numero quattro membri
(oltre alle due ragazze, un altro italiano ed un siriano). A rendere ancora più confuso il quadro della vicenda, su cui sta indagando la magistratura, è spuntata una foto, scattata durante una manifestazione, in cui le due vispe terese esibiscono una bandiera palestinese su cui hanno scritto in arabo un ringraziamento e l'augurio di rivedersi presto alla brigata dei martiri. Cos'é la brigata dei martiri? A sentire i maggiori esperti di terrorismo internazionale, una organizzazione terroristica di stampo Jihadista vicina ad
"la nusra" l'Al-Qaida
siriana. Sorge allora spontanea una domanda: a chi sono andate a portare viveri e medicine, Greta Ramelli e Vanessa Marzullo? Ai bambini siriani, come sostengono? O ai terroristi? Su tutto ciò sospendiamo chiaramente il giudizio ed attendiamo che la magistratura compia il suo dovere, tuttavia un dato di fatto c'è, ed è quello che Greta e Vanessa, volenti
(?) o nolenti hanno appena finanziato la Jihad per l'importo esatto di 12 milioni di dollari, e che negli ultimi anni il terrorismo islamico ha ricavato dai riscatti la sconvolgente cifra di 125 milioni di dollari, denaro che, come i lettori di questo sito immagineranno facilmente, non sono destinati ad opere pie ma all'acquisto di armi di contrabbando, Dio non voglia anche l'atomica. Da ciò se ne deduce la necessità dei paesi europei di allinearsi alla politica di non pagamento anglosassone, e sottrarre così ai nostri nemici
(perché sì, cari lettori, siamo in guerra, e l'Islam è il nostro nemico) una favolosa fonte di denaro. Decisione difficile, certamente, in quanto non si abbandona a cuor leggero un connazionale al nemico, eppure l'unica percorribile se non vogliamo finanziare la nostra stessa distruzione. Ma forse è proprio quello che la nostra società occidentale, ormai in preda a quella che San Paolo chiamò cupio dissolvi , inconsciamente desidera.
Maria Esposito
Collaboratrice
Forza Nuova Napoli
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