Esaurita ormai l’attenzione mediatica sulla tragica situazione greca, mi sembra d’obbligo, carissimi lettori, trarre alcune conclusioni da ciò che è accaduto in quella settimana di fuoco che, all’inizio, sembrava prospettare una nuova alba per il popolo ellenico, ma che si è risolta in un nulla di fatto. Se, infatti, la vittoria del no (oki in greco) aveva fatto sognare tutta la Grecia e con essa l’Europa vera, quella dei popoli, i primi dubbi sono sorti a poche ore dal referendum, con le dimissioni (volontarie o no?) di Yanis Varoufakis, ministro delle finanze e grande promotore del no. Perchè queste stranissime dimissioni, proprio dopo una vittoria di tale portata e totalmente inaspettata? Era proprio quello l'indizio che avrebbe dovuto far capire che, in fondo, Alexis Tsipras, leader di Syriza e primo ministro ellenico, non aveva realmente intenzione di combattere i poteri forti di casa a Bruxelles. Da quel momento in poi, infatti, è stato un continuo calare le braghe da parte dell’inquilino del Maximos, che dopo una settimana di “trattative” (devo ancora ben capire con chi, di certo non con la cancelliera tedesca, Frau Angela Merkel, e neanche con il suo ministro delle finanze e falco dell’austeritiy, Herr Wolfgang Schauble) e di banche chiuse, è ritornato ad Atene, davanti al suo popolo ed al suo parlamento, con un accordo uguale, se non peggiore, a quello che i greci avevano rigettato con il referendum. Che altro aggiungere, cari lettori di questo blog, se non: “vergogna!”? Dopo questo sfogo, però, sarebbe utile tentare di comprendere come sia stato possibile che un intero popolo, e per giunta erede di un passato glorioso, si sia fatto raggirare in questa maniera così poco degna. Mano sul cuore dobbiamo infatti ammettere che, sebbene i greci avessero tutte le ragioni di questo mondo a respingere quell'accordo assassino della loro economia, siano ormai notoriamente incapaci di affrontare i molti problemi che affliggono il loro paese, dalla corruzione alla mancanza di un apparato industriale degno di questo nome. Per meglio dire: la Grecia avrà anche in passato sconfitto i persiani e gettato le basi dell’identità occidentale, ma adesso è uno dei paesi europei dove i tassi di corruzione e di inefficienza dell’apparato pubblico sono più elevati. Per contro, gli austriaci avranno pure dormito nelle caverne mentre la Grecia era al suo massimo splendore, ma adesso vantano uno dei tassi di sviluppo più alti ed uno dei tassi di corruzione minori del nostro continente. Non è infatti un caso che, proprio durante quella settimana in cui l’attenzione mondiale era catalizzata dagli eventi greci, il popolo austriaco ha indetto una raccolta firme per un referendum sull’uscita dall’UE. Dal grande oki al grande nein?
Maria Esposito
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