Non è mai facile, quando si parla di guerra, stabilire ragioni e torti di una o dell'altra parte: di fronte all'orrore della morte e della distruzione si è tutti ugualmente colpevoli senza se e senza ma E'interessante invece notare come, nel conflitto russo-ucraino, si assista per l'ennesima volta, alla sistematica e feroce denigrazione di una parte ed alla giustificazione dell'altra, una concezione manichea del mondo in cui un contendente è il bene assoluto ed un altro il male assoluto. Eppure l'epoca di internet non avrebbe dovuto migliorare e soprattutto diversificare le fonti di informazioni e garantire così una pluralità della suddetta
(povera illusa che sono)? Sembra invece palese, leggendo i giornali attualmente in edicola, che siamo ben lungi da ciò, ma che ci ritroviamo di nuovo davanti ad un giornalismo pilotato e parziale, che mostra solo una faccia della medaglia ma tace vergognosamente sull'altra
(eppure dovrebbero essere fortunati che in una guerra vi siano mediamente due contendenti, perché nella realtà spesso le facce non sono solo due ma mille). Si dà infatti voce e spazio solo ed unicamente alla versione Ucraina: si è addirittura dato molto risalto mediatico a voci, presentate quasi come realtà inconfutabile su una minaccia di Putin di invasione dei paesi baltici, salvo scoprire, leggendo tra le righe, che la fonte della notizia era il presidente eletto ucraino Poroschenko, un poco come ritenere obiettive le parole di una moglie che parli dell'amante di suo marito. Perché? Quali sono gli interessi che vi soggiacciono? Basta armarsi di buona volontà, computer, connessione internet e si scopre la verità: l'interesse principale, per chi non l'avesse capito, non è certo il benessere del popolo ucraino, del quale né all'Europa né agli Stati Uniti potrebbe importare di meno, o il diritto all'autodeterminazione dei russi di Ucraina, cosa che certo non è il primo pensiero di Mosca, ma il gas. Un mare di gas su cui l'Ucraina, che oltretutto è uno snodo fondamentale per i gasdotti che dalla Russia arrivano in Europa, galleggia, una risorsa fondamentale che, come tutte le risorse dall'avvento dell'uomo fino al giorno del giudizio, é l'unica cosa in grado di interessare le potenze mondiali. Se infatti si tiene conto che le risorse energetiche, indispensabili per far andare avanti l'economia, cominciano a scarseggiare, e che l'Ucraina fa pagare non poco agli ex alleati per il passaggio dei gasdotti sul suo territorio, cominciano anche a delinearsi i motivi alla base del conflitto russo-ucraino: non solo e non tanto gli esasperati nazionalismi, ma la necessità stringente, per le due vere parti in causa, ossia l'Unione Europea e la Russia, di mettere le mani su quel territorio strategico e su quel gas. Controllare l'Ucraina significherebbe per la Russia, oltre ad altro gas da vendere, non dover più pagare al governo locale il
"dazio" per il trasporto del gas in Europa, per l'Unione Europea la possibilità di garantirsi energia praticamente illimitata senza dover dipendere da un paese, quale la Russia, ritenuto politicamente ostile
(e chi non lo sarebbe verso Unione europea?). L'idea che su quel territorio e su quel gas dovrebbero essere sovrani gli Ucraini, di qualunque etnia, non ha nemmeno sfiorato i nostri capi politici.
Et ubi solitudinem faciunt, pacem appellant.
Maria Esposito
Collaboratrice Forza Nuova Napoli
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