martedì 5 maggio 2015

Expo 2015: inno italiano vilipeso per ragioni di marketing


Primo maggio, mentre Lotta Studentesca, insieme ad una nostra folta delegazione, protestava con tutte le autorizzazioni del caso, con il massimo ordine e la massima disciplina (come sempre) contro la disoccupazione giovanile con due cortei a Brescia e a Foggia e quasi allo stesso tempo esponenti di estrema sinistra mettevano a ferro e fuoco Milano, dando sfoggio del loro tanto decantato pacifismo, della loro cultura e dei loro "splendidi" ideali, devastando interi quartieri, del tutto impuniti ma anzi protetti dai funzionari di polizia, inizia la cerimonia d'apertura dell'Expo Milano 2015. Viene cantato l'inno nazionale, eseguito dal coro dei "Piccoli cantori di Milano", diretto da Laura Marcora, insieme ad altri, che peró modifica la sua parte finale, ed al posto del tradizionale ed epico "Siam pronti alla morte" subentra uno scandaloso: "Siam pronti alla vita". Cambiamento subito citato nell'incipit del suo discorso dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi, che ha preso la parola immediatamente al termine dell'esecuzione dell'inno, dimostrando così la profonda condivisione ideale di tale modifica, alla quale aveva dato il suo "placet". Viene così profondamente umiliato il sano sentimento patriottico e la nostra storia risorgimentale ed insieme ad essa tutti quei ragazzi, come lo stesso autore del "Canto degl'Italiani", che all'oscuro dei complotti savoiardi, internazionali e massonici e nutriti di altissimi ideali furono lieti di sacrificare la loro vita, per realizzare il sogno dell'Unità d'Italia. Viene così svilito il massimo atto di devozione ed amore verso la propria Patria, la rinuncia alla vita per essa, e si vanificano tali eroici gesti buttando fango sui nostri martiri. Siamo, insomma, vittime delle solite manovre sinistroidi tese ad annullare qualunque tradizione e sano valore, che non perde occasione di (s)formare la gioventù italiana alla pusillanimità e alla smidollaggine, in ragione (rectius in torto) di un preteso progressismo, finalizzato in realtá a trasformarli in una masnada di scansafatiche, eunuchi senza spina dorsale nè coscienza nazionale, sostituita da un più che utopico cosmopolitismo di matrice illuminista ed in ossequio ad un'infame globalizzazione senza alcun rispetto della cultura e dell'identità nazionale. In definitiva, si intuisce perfettamente, anche stavolta, che Renzi svenderebbe (rectius ha già svenduto) ogni cosa, anche la madre, pur di accattivarsi le multinazionali. Null'altro che un'indegna operazione di marketing che costituisce, "de facto", un'offesa per la nazione tutta, che ne fuoriesce seriamente vilipesa. Data la situazione attuale ed a questo punto perchè non modificarlo in tal modo: "Siam pronti alla viltà, l'Italia (si) chinò, sì!"?

Forza Nuova Napoli Cuib-Antonio Torre

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